Era una caldissima domenica di luglio. La stanza dove mio padre giaceva da giorni in coma, posta a nord, era sempre stata fresca, ma fu necessario piazzare un ventilatore volto verso il balcone a smuovere le tendine. Tutto sembrava normale, come negli ultimi giorni, con il papà, incosciente, che pareva dormisse. Improvvisamente quella parvente serenità venne squarciata dall’urlo della mamma: «Il papà non respira più!». Momenti drammatici, nei quali non sai mai cosa fare. Per prima cosa chiamai il nostro medico, il dottor Capararo, angosciata perché era domenica. Invece arrivò subito, in moto. Ma dopo pochi minuti, spegnendo il respiratore, disse ciò che non avremmo mai voluto udire: «Se siete credenti, chiamate un prete».
Un prete? Diomio, ero praticamente sola in casa, perché la mamma era disperata. Se il mio amato papà avesse intuito la presenza di un prete della parrocchia avrebbe capito la gravità del momento. Ero certa che lui, pur imprigionato dal coma, non avesse perduto del tutto i sensi, perché capiva quando noi figli entravamo in camera: muoveva appena le labbra, rispondeva a piccoli gesti, faceva movimenti quasi impercettibili a ogni emozione. Addirittura gli spuntava qualche lacrima quando ascoltava i cori lirici più famosi: Aida, Rigoletto, Norma. E sull’Arpa d’or (Va’ Pensiero) piangeva proprio. Del resto aveva cantato nella Corale di Erba con la sua bella voce da baritono.
E allora? Mi ricordai che padre Aristide era ad Erba, dove era stato da poco operato all’Ospedale Fatebenefratelli. Telefonai a casa sua e mi rispose Carla, la sua dolce sorella. Restai in un’attesa agitata, notando che i piedi e le mani del mio papà cambiavano colore: un grigio stava risalendo gli arti, lentamente ma inesorabilmente, e con orrore lo associai alla morte.
Padre Aristide arrivò quasi subito e andò dritto al capezzale del papà. Nel frattempo erano arrivati i nostri cugini di Merone, persone disponibili e pie, che infatti stavano sgranando un Rosario.
Padre Aristide mise una mano sulla fronte del suo amico e gli sussurrò qualcosa; poi, giungendo le mani, recitò tre Avemarie con una veloce benedizione finale. Era di fretta. L’accompagnai trepidante al cancelletto del giardino. Balbettavo, volevo chiedergli dell’estrema unzione con cui i peccati dei moribondi vengono tutti assolti… Lui, intuendo il mio disagio, mi mostrò un sacchetto legato alla caviglia destra e disse con impazienza: «Devo fare ancora una medicazione!». Prima che risalisse in auto presi un po’ di coraggio.
«Ma ritorna? Posso chiamare?», gli chiesi.
«Non ce n’è bisogno…», mi rispose.
Allora, nel breve intervallo tra la chiusura del cancelletto e l’apertura della portiera dell’auto, gli domandai di Marituba: «Potrei venire nel prossimo agosto? Non so fare niente, ma mi adatto, dò una mano…».
Dal finestrino, improvvisamente severo, disse: «No. Tu devi stare qui, coi tuoi fratelli. Quel tempo non è ancora arrivato. Con la Provvidenza ci vuole pazienza…».
Non nego la delusione che provai, ma, volando sulle scale, tornai dal papà. Ebbene, seduto comodamente, appoggiato su tre cuscini, col suo vocione da baritono, stava “ordinando” alla mamma di portargli qualcosa da mangiare: non gli davamo niente da una settimana…
«Ma sai cosa ti è successo poco fa? Non respiravi più… Il Capararo ti ha persino chiuso l’ossigeno!».
«Lassa perd… Cosa vuoi che capiscano i dottori… Ho sentito tutto…».
«E sai chi c’era qui pochi minuti fa?».
«Come no! L’Aristide, che ’l ma pareva un puu smort. Infatti l’ha dii apena tre Avmarei e l’è scapàa da curza… Ines, la pasta al sugo!».
Arrivava già dalla cucina odor di cipolla fritta. Solo in quel momento di pace mi ricordai dei piedi: il grigiore era sparito, anche dalle mani, i colori erano tornati al loro vecchio posto.
di Rosanna PIROVANO
22-12-2025
Tutte le testimonianze:
Dicembre: «Padre Aristide visitò mio padre in coma e lui riprese colore…»
Novembre: Padre Aristide nel ricordo del suo “erede”: «Missionario delle relazioni»
Ottobre: «Quando feci da chierichetto a padre Aristide che diventava Vescovo»
Settembre: Voci di donne da Marituba: «Padre Aristide, pastore di Dio e persona speciale»
Agosto: «Quando volavo in aria in braccio a padre Aristide…»
Luglio: «Quando dom Aristide ci chiese scusa»
Giugno: «Come erano buoni i ribes che padre Aristide mi portava!»
Maggio: «Monsignor Pirovano ci affidò Marituba e mi disse: “I conti li farete con il Signore”»
Aprile: Cresimato e sposato da padre Aristide: «Sapeva leggerti nell’anima»
Marzo: Il «dottore missionario»: «Padre Aristide mi insegnò a guardare verso il cielo»
Febbraio: L’amico sindaco: «Padre Aristide, meriti di essere Santo»
Gennaio: «L’ingegnera» di Marituba: «Dom Aristides per me è stato un grande dono di Dio»

