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«Padre Aristide, un Vescovo attraversato dal Vangelo»

«Un Vescovo che non cercava consenso, ma verità»: la scelta radicale di monsignor Aristide Pirovano nelle parole di don Massimiliano Parrella, Casante dei Poveri Servi della Divina Provvidenza dell’Opera Don Calabria, che domenica 1 febbraio, nella chiesa di Santa Maria Nascente a Erba ha presieduto la Messa in suffragio del Vescovo missionario erbese nel XXIX anniversario della sua scomparsa (3 febbraio 1997).

La Messa – promossa dall’Associazione Amici di Monsignor Aristide Pirovano d’intesa con la Comunità pastorale Sant’Eufemia – è stata concelebrata dal Prevosto di Erba monsignor Angelo Pirovano, che nel saluto iniziale ha ringraziato don Parrella per la sua presenza, «che rinsalda il legame dell’Opera con gli Amici e la nostra Comunità», e ha inquadrato la celebrazione nel contesto della Giornata nazionale per la vita: «Padre Aristide ha promosso la vita fino all’ultimo istante della sua esistenza. Sul suo esempio, il nostro cammino sia sempre un segno di amore per la vita che Dio ci ha donato».

Da Verona, sede dell’Opera Don Calabria, con don Parrella sono giunti l’economo generale fratel Gedovar Nazzari – che nel 1991 succedette a padre Aristide alla guida della missione di Marituba – e fratel Maicon Bartelle, anch’egli negli anni scorsi in servizio nella comunità brasiliana, prima nel settore scolastico e poi nell’amministrazione dell’Ospedale Divina Provvidenza.

Nell’omelia don Parrella ha intrecciato la riflessione sul brano evangelico delle Beatitudini con la sottolineatura di alcuni tratti del profilo di padre Aristide e considerazioni sulla realtà di Marituba. Quelle delle Beatitudini sono pagine che «non si spiegano», ma «si attraversano», non si prestano a un commento, ma «chiedono di decidere da che parte stare. Sono la rivelazione di un altro modo di abitare il mondo e la vita». Non sono consigli spirituali, ma «otto fratture nella logica del mondo». E ancora: «Gesù non dice: comportatevi così e sarete beati. Dice: questa è la vita che assomiglia a Dio, è la vera vita». Le Beatitudini «sono il ritratto di Cristo. E, di riflesso, il ritratto di una Chiesa che rinuncia a imporsi per poter servire».

Una Parola «esigente e scomoda», alla cui luce guardare alla figura di padre Aristide: «Un vescovo attraversato dal Vangelo delle Beatitudini, un uomo convinto che la Chiesa non precede il Vangelo, ma lo segue». In missione Pirovano ha vissuto un episcopato «segnato non dalla preoccupazione di costruire strutture solide, ma di abitare le periferie dell’umano», secondo un’espressione cara a papa Francesco. Da qui trasse il suo stile di vita «sobrio, a tratti spiazzante, mai autoreferenziale», proprio di «un vescovo che non cercava consenso, ma cercava sempre la verità».

Nel lebbrosario di Marituba da Marcello Candia padre Aristide ricevette «non semplicemente una responsabilità operativa», ma «una eredità spirituale pericolosa»: accettarla significava «stare in un luogo dove la povertà non è simbolica, dove il dolore non è narrabile, dove la dignità, come la vita, va difesa ogni giorno». Lui lo fece «con passo leggero e deciso», «non come padrone, ma come custode di una ferita». Il lebbrosario diventa così «un commento vivente alle Beatitudini», dove i poveri erano beati «perché non erano più soli», dove la mitezza era «l’unica forza possibile per restare umani» e la giustizia «un pane condiviso, una mano lavata, un nome restituito». E quando, a loro volta, i Poveri Servi hanno ricevuto il testimone da padre Aristide, hanno raccolto «una domanda radicale: credi davvero che il Vangelo si giochi qui, che la vita non vada solo difesa, ma anche aiutata?».

La conclusione ha il sapore di un mandato a tutti: la memoria di padre Aristide «non ci chiede ammirazione, ci chiede una scelta»: tra «una Chiesa che rassicura o una Chiesa che inquieta», «una fede che protegge o una fede che converte». «Le Beatitudini non promettono successo, promettono Dio – ha terminato Parrella -. E Dio continua a scegliere ciò che è piccolo, ciò che è povero, ciò che non conta. Ed è per questo che in questa città ha scelto padre Aristide. Solo così nasce il Regno».



 

01-02-2026

 

OMELIA di don Massimiliano Parrella


 

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