{"id":3503,"date":"2020-07-08T18:08:00","date_gmt":"2020-07-08T16:08:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.amicimonspirovano.it\/it\/?p=3503"},"modified":"2020-09-07T14:56:56","modified_gmt":"2020-09-07T12:56:56","slug":"padre-aristide-e-san-maurizio-un-rapporto-speciale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.amicimonspirovano.it\/it\/padre-aristide-e-san-maurizio-un-rapporto-speciale","title":{"rendered":"Padre Aristide e San Maurizio, un rapporto speciale"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align: justify;\">La comunit\u00e0 di San Maurizio \u00e8 sempre stata amica e vicina a monsignor Aristide Pirovano, partecipando attivamente e con entusiasmo alla raccolta di quanto doveva essere inviato a Marituba.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Il materiale veniva stoccato in un container presso la Metalfar, sotto il coordinamento di Giorgio Cascarano. Tra gli altri ricordo cento cuscini donati da una famiglia di Garbagnate Rota, poltroncine in plastica fornite dalla Ipae, garze, bende e materiale sanitario che poi il dottor Aldo Lo Curto utilizzava nel curare i lebbrosi brasiliani. Sempre Lo Curto si era incaricato delle spedizioni di latte in polvere (di ottima qualit\u00e0 e a lunga conservazione) per i bambini, nonch\u00e9 della raccolta di campioni di farmaci che i medici ricevevano dalle case produttrici e che non utilizzavano.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Di questi ultimi si occupava Virginia Roda, storica impiegata dell\u2019Agenzia automobilistica Galli e nostra vicina di casa. Ma la quantit\u00e0 era tale (riempivano i sacchi neri della spazzatura&#8230;) che a un certo punto chiese aiuto a mia moglie Enrica, sua amica. Lei elimin\u00f2 i farmaci scaduti o in scadenza, ordin\u00f2 tutto il resto per tipologia di medicinale e lo immagazzin\u00f2 in scatole di cartone da stipare nel citato container. L\u00ec fin\u00ec pure un apparecchio per la mammografia prodotto dalla Gilardoni di Mandello del Lario.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi Enrica invit\u00f2 le mamme dei giovani nuotatori dell\u2019Us San Maurizio a realizzare e raccogliere manufatti per organizzare \u201cmercatini missionari\u201d a favore di padre Aristide. Molte ditte (i fratelli Rossini, gli Onofri, la Gastaldi di Merone&#8230;) fornirono i tessuti da cui ricavare pregiati lavori di maglieria: lenzuola, tende, tovaglie. Il tutto sotto la supervisione di Carla Pirovano, sorella di padre Aristide, che ricamava in maniera splendida ed era in grado di confezionare autentici capolavori, che poi andavano a ruba. Ma tutte lavoravano in modo spettacoloso. Altri articoli giunsero da due terziste di Missoni e Gucci, che misero a disposizione prodotti non commerciabili perch\u00e9 recavano qualche impercettibile difetto. E poi ancora seta, da cui ricavare centritavola, gonne, camicette, cravatte, papillon, pochette&#8230;<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">I mercatini erano quattro. Il primo, alla fine di novembre, era a inviti e vedeva coinvolte le persone pi\u00f9 facoltose e sensibili, provenienti non solo da Erba e da tutta la Lombardia, ma anche dal Piemonte e dalla Liguria. Enrica le invitava a pranzo, dando loro modo di visionare in anteprima quanto sarebbe stato esposto, e naturalmente gli acquisti erano copiosi. Per motivazioni e generosit\u00e0 si distingueva Franca Farina, che cercava sempre di assicurarsi i capi pi\u00f9 belli, pagandoli poi molto pi\u00f9 del loro prezzo di vendita.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo mercatino si svolgeva vicino alla chiesa di San Maurizio la domenica precedente la festa dell\u2019Immacolata: oltre ai tavoli allestiti per l\u2019esposizione venivano predisposte stufette per riscaldare e il parroco garantiva panini e caff\u00e8 dal bar vicino. Il terzo, invece, era presso la prepositura di Santa Maria Nascente e vedeva impegnati anche gli altri gruppi e associazioni missionarie. Il quarto, infine, era annesso alla serata augurale prenatalizia al Ristorante \u201cRiposo\u201d di Cesana Brianza, dove veniva esposto ci\u00f2 che non era stato venduto nei precedenti mercatini, insieme a quanto era avanzato da analoghe vendite organizzate dall\u2019Istituto San Vincenzo.<\/p>\n \n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente i proventi di queste attivit\u00e0 venivano devoluti a favore di Marituba. Non totalmente, per\u00f2, come ebbi modo di scoprire in una circostanza drammatica. Un anno, in gennaio, nel cuore della notte ricevetti una telefonata da mia sorella Rita, Missionaria dell\u2019Immacolata a San Paolo (Brasile). Era disperata: un tifone aveva scoperchiato il tetto della \u201cVilla Missionaria\u201d, dove risiedeva la comunit\u00e0 di religiose di cui era Superiora. Aveva gi\u00e0 quantificato il danno, sei milioni di lire, e chiedeva il mio aiuto immediato. Il giorno dopo mi misi all\u2019opera e in poche ore riuscii a racimolare quella somma, anche grazie alla disponibilit\u00e0 di un direttore di banca, che non solo agevol\u00f2 le operazioni di trasferimento del denaro, ma volle dare un suo personale contributo. Presso lo stesso istituto di credito era attivo anche il conto corrente a cui indirizzavamo i contributi per Marituba, che proprio quell\u2019anno erano stati particolarmente ingenti. Disposto quindi l\u2019invio del denaro (che giunse in Brasile nel giro di ventiquattrore), d\u2019accordo con Enrica e tenuto conto della differenza di fuso telefonai a monsignor Pirovano in Brasile per metterlo al corrente dell\u2019accaduto. Quando mi rispose, con mia grande sorpresa scoprii che il mercatino \u201cdi padre Aristide\u201d era in realt\u00e0 il mercatino di tutte le missioni, perch\u00e9 lui ne distribuiva il ricavato tra tutte le realt\u00e0 che aveva fondato o con cui era in qualche modo collegato. In quell\u2019occasione mi disse: \u00abQuest\u2019anno mi avete inviato tanto denaro che non solo ho pagato i miei debiti qui, ma ho pure avanzato altri soldi, che ho gi\u00e0 mandato a Macap\u00e0 e a suor Rita. Quindi stai tranquillo, potr\u00e0 ricostruire il suo tetto e ci metter\u00f2 una buona parola perch\u00e9 possa anche risparmiare qualcosa&#8230;\u00bb.<\/p>\n \n<p style=\"text-align: justify;\">I problemi finanziari di \u201cVilla Missionaria\u201d per\u00f2 non erano finiti e a questo punto intervenne Maria Teresa Prina, gi\u00e0 compagna di scuola e collega di lavoro di mia sorella e poi moglie di Mario Redaelli, per molti anni sindaco di Merone. Maria Teresa &#8211; che aveva creato e dirigeva \u201cLa Mimosa\u201d, attrezzato e qualificato centro estetico e di benessere &#8211; non rest\u00f2 insensibile all\u2019appello della sua vecchia amica, nel frattempo richiamata in Italia per assumere l\u2019incarico di Economa della sua congregazione: con intelligenza, generosit\u00e0 e senso pratico, prepar\u00f2 una locandina con le foto dei ragazzi brasiliani quale veicolo promozionale per chiedere contributi, in primis alle altre ex colleghe di lavoro e poi alle sue clienti. Raccolse cos\u00ec una bella somma e si rec\u00f2 di persona a San Paolo per consegnarla. Il suo contributo rese possibile, tra l\u2019altro, l\u2019acquisto di una jeep per velocizzare i collegamenti e gli spostamenti tra le varie strutture della missione, agevolando cos\u00ec l\u2019opera delle religiose. Poi &#8211; grazie anche all\u2019aiuto di Roberto Curtis, allora titolare della discoteca \u201c2001\u201d, che don\u00f2 gli incassi di diverse serate &#8211; fu finanziata la costruzione di un asilo, che a suor Rita era stata richiesta dallo stesso Arcivescovo di San Paolo.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">In tutto questo monsignor Pirovano era sempre presente, seppur in maniera discreta, con una \u201cregia\u201d tesa a controllare che i lavori venissero fatti nel migliore dei modi. Quando poi la precariet\u00e0 di \u201cVilla Missionaria\u201d stava spingendo le suore a venderla, fu Mario Redaelli a garantire i fondi necessari per ristrutturarla e ampliarla. Alla fine la struttura fu ribattezzata e ancora oggi si chiama \u201cCasa Irma Rita Cavenaghi\u201d.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando non fu pi\u00f9 possibile inviare denaro a stranieri residenti in Brasile, mia moglie si rec\u00f2 di persona a Marituba per portarlo. Inizi\u00f2 cos\u00ec quella lunga serie di voli trans-oceanici grazie ai quali Enrica ha lasciato un pezzo di cuore a Marituba. Io l\u2019ho accompagnata nella maggior parte dei casi, viaggiando sempre a nostro carico. I soldi meglio spesi in vita mia.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Franco Cavenaghi<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La comunit\u00e0 di San Maurizio \u00e8 sempre stata amica e vicina a monsignor Aristide Pirovano, partecipando attivamente e con entusiasmo alla raccolta di quanto doveva essere inviato a Marituba. Il materiale veniva stoccato in un container presso la Metalfar, sotto il coordinamento di Giorgio Cascarano. Tra gli altri ricordo cento cuscini donati da una famiglia di Garbagnate Rota, poltroncine in plastica fornite dalla Ipae, garze, bende e materiale sanitario che poi il dottor Aldo Lo Curto utilizzava nel curare i lebbrosi brasiliani. Sempre Lo Curto si era incaricato delle spedizioni di latte in polvere (di ottima qualit\u00e0 e a lunga conservazione) per i bambini, nonch\u00e9 della raccolta di campioni di farmaci che i medici ricevevano dalle case produttrici e che non utilizzavano. Di questi ultimi si occupava Virginia Roda, storica impiegata dell\u2019Agenzia automobilistica Galli e nostra vicina di casa. Ma la quantit\u00e0 era tale (riempivano i sacchi neri della spazzatura&#8230;) che a un certo punto chiese aiuto a mia moglie Enrica, sua amica. Lei elimin\u00f2 i farmaci scaduti o in scadenza, ordin\u00f2 tutto il resto per tipologia di medicinale e lo immagazzin\u00f2 in scatole di cartone da stipare nel citato container. L\u00ec fin\u00ec pure un apparecchio per la mammografia prodotto dalla Gilardoni di Mandello del Lario. Poi Enrica invit\u00f2 le mamme dei giovani nuotatori dell\u2019Us San Maurizio a realizzare e raccogliere manufatti per organizzare \u201cmercatini missionari\u201d a favore di padre Aristide. Molte ditte (i fratelli Rossini, gli Onofri, la Gastaldi di Merone&#8230;) fornirono i tessuti da cui ricavare pregiati lavori di maglieria: lenzuola, tende, tovaglie. Il tutto sotto la supervisione di Carla Pirovano, sorella di padre Aristide, che ricamava in maniera splendida ed era in grado di confezionare autentici capolavori, che poi andavano a ruba. Ma tutte lavoravano in modo spettacoloso. Altri articoli giunsero da due terziste di Missoni e Gucci, che misero a disposizione prodotti non commerciabili perch\u00e9 recavano qualche impercettibile difetto. E poi ancora seta, da cui ricavare centritavola, gonne, camicette, cravatte, papillon, pochette&#8230; I mercatini erano quattro. Il primo, alla fine di novembre, era a inviti e vedeva coinvolte le persone pi\u00f9 facoltose e sensibili, provenienti non solo da Erba e da tutta la Lombardia, ma anche dal Piemonte e dalla Liguria. Enrica le invitava a pranzo, dando loro modo di visionare in anteprima quanto sarebbe stato esposto, e naturalmente gli acquisti erano copiosi. Per motivazioni e generosit\u00e0 si distingueva Franca Farina, che cercava sempre di assicurarsi i capi pi\u00f9 belli, pagandoli poi molto pi\u00f9 del loro prezzo di vendita. Il secondo mercatino si svolgeva vicino alla chiesa di San Maurizio la domenica precedente la festa dell\u2019Immacolata: oltre ai tavoli allestiti per l\u2019esposizione venivano predisposte stufette per riscaldare e il parroco garantiva panini e caff\u00e8 dal bar vicino. Il terzo, invece, era presso la prepositura di Santa Maria Nascente e vedeva impegnati anche gli altri gruppi e associazioni missionarie. 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