{"id":3674,"date":"2021-05-07T22:08:54","date_gmt":"2021-05-07T20:08:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.amicimonspirovano.it\/it\/?p=3674"},"modified":"2021-05-07T22:13:29","modified_gmt":"2021-05-07T20:13:29","slug":"luigi-farina-e-quellultimo-pomeriggio-con-monsignor-pirovano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.amicimonspirovano.it\/it\/luigi-farina-e-quellultimo-pomeriggio-con-monsignor-pirovano","title":{"rendered":"Luigi Farina e quell\u2019ultimo pomeriggio con monsignor Pirovano"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordiamo il Presidente onorario della nostra Associazione, scomparso ieri a 80 anni, attraverso la testimonianza che rese sulle ultime ore trascorse insieme a padre Aristide prima della sua morte (3 febbraio 1997)<\/p>\n\n<br>\n<br>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gioved\u00ec 30 gennaio avevo visitato padre Aristide ospite nell\u2019ala nuova della casa del Pime, a Rancio di Lecco: casa che lui stesso aveva fatto costruire nel periodo in cui &#8211; forzatamente &#8211; era stato chiamato in Italia, in qualit\u00e0 di Superiore generale dell\u2019Istituto. \u00abSai com\u2019\u00e8 &#8211; diceva -, anche i missionari ogni tanto hanno bisogno di ritemprare il fisico e di rafforzare lo spirito\u00bb.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Il grande missionario aveva trovato accoglienza tra i compagni che avevano condiviso con lui la \u201cgrande illusione\u201d e che, riposando, attendevano in fiduciosa attesa il viaggio pi\u00f9 sognato. L\u2019atmosfera a Rancio \u00e8 tra le migliori. Monsignor Aristide Pirovano si trovava bene: raccontava, ascoltava, commentava, pregava, suggeriva, si preparava alla partenza pi\u00f9 importante con rigore, puntiglio, serenit\u00e0, fiducia e grande certezza.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Padre Aristide era ed \u00e8 amato da tutti coloro che hanno avuto la fortuna di incontrarlo o di sentire parlare di lui. Tutti gli riconoscevano un grande carisma. Anche nel letto che lo vedeva morire giorno dopo giorno, i visitatori l\u2019hanno sempre amato, rispettato e ascoltato. Il corpo del grande missionario si indeboliva minato dal male incurabile, ma lo spirito era vivo e la mente alacre e presente. \u00c8 sempre stato un leader, lo sapeva e quasi ne soffriva\u2026 Accettava con umilt\u00e0 la scomoda posizione di chi doveva prendere decisioni anche per gli altri. Noi gli riconoscevamo questa grande dote e non finiremo di ringraziarlo per i suoi consigli chiari, illuminati ed equilibrati.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Verso la fine di novembre avevamo fissato la data della partenza per Marituba: venerd\u00ec 31 gennaio, quindi il giorno dopo quella visita. \u00abVorr\u00e0 dire che ci andrai da solo\u00bb, mi disse al momento del consueto commiato, dopo aver letto una parte delle bozze che padre Piero Gheddo stava scrivendo a ricordo dei 50 anni di missione del Pime nella terra di Santa Croce. Padre Aristide faceva parte del trio che nel novembre del 1946 era partito per quelle terre.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Domenica 2 febbraio: mi telefona l\u2019amica Enrica e mi comunica con animo triste il peggioramento dello stato di salute di padre Aristide. Mi sollecita a una visita che, per la verit\u00e0, non avevo programmato. Ne parlo con mia moglie Franca e decidiamo di recarci a Rancio nelle prime ore del pomeriggio; Carla e Lina, le sorelle, ci aspettano nella loro casa di via Mazzini per accompagnarci.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Padre Aristide non sta bene, lo si vede subito, si capisce la sua sofferenza fisica. Eppure nessun lamento esce dalla sua bocca. Ci riconosce a mala pena, sembra assopito. Ci avviciniamo a turno e aspettiamo un cenno. Commovente \u00e8 l\u2019incontro e il colloquio con la sorella Lina; Carla decide di rimanere per la notte e le suore, sempre attente e disponibili, preparano il letto nella stanza accanto.<\/p> \n\n<p style=\"text-align: justify;\">Io non mi do pace e cerco in tutti i modi di attirare l\u2019attenzione e l\u2019interesse di padre Aristide con i soliti argomenti che avevamo trattato durante gli ultimi anni (la Scuola San Vincenzo, Radio Maria, i ragazzi, Erba e la sua storia, la Curia, la sua vita, l\u2019Amazzonia, Macap\u00e0, Marituba, il mondo\u2026).<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Verso le 16 Franca accompagna Lina e Carla a Erba, con l\u2019accordo di ritornare verso sera con le apparecchiature per la dialisi di Carla. Incomincia cos\u00ec uno dei momenti pi\u00f9 intensi e cari della mia esistenza. Non mi so rassegnare alla dipartita di persone che con la loro testimonianza hanno dato un senso al mondo; non posso accettare che padre Aristide se ne vada proprio ora che riesco a comprenderne l\u2019alto valore e a percepirne gli insegnamenti.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Riprendo con energia il tentativo precedente e mi permetto di raccontargli una bugia. Quella mattina avevo adempiuto a una solenne promessa che ci eravamo reciprocamente fatti alcuni giorni prima: mi costava molto e lui lo sapeva benissimo (il luned\u00ec successivo ho veramente mantenuto l\u2019impegno). Grazie padre Aristide! Ma mi trovo che \u00e8 proprio lui a ringraziare me\u2026 Ringraziando, riprende energia. la parola esce chiara dalle sue labbra.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Padre Aristide non voleva deludermi. Non se ne sarebbe andato senza prima avermi fatto un ulteriore favore: quello di dimostrarmi la sua amicizia. Perch\u00e9 mi voleva bene? Perch\u00e9 mi colmava di attenzione e mi onorava della sua fraternit\u00e0? Cosa trovava di speciale in me questo uomo che ha conosciuto il mondo? Forse perch\u00e9 sono brianzolo e testardo come lui? Ma lui ha la santit\u00e0 dalla sua parte! Bella fatica, dico io.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Vivo momenti di emozione intensa e riesco a comprendere quanto fortemente padre Aristide ami la vita e come, contemporaneamente, accetti tutto ci\u00f2 che gli capita, con smisurata fiducia nella Provvidenza che, sempre provocata, non lo ha mai tradito.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Comincio a concentrare il discorso sul Brasile e sulla necessit\u00e0 di completare la lettura delle bozze di padre Gheddo. Il pensiero si fa puntuale, il commento vivace e preciso: ormai ha la materia in pugno. Si vuole alzare e mettere sulla sedia; non c\u2019\u00e8 nessuno e io assecondo il suo desiderio. Poco dopo suor Renata entra nella stanza, si meraviglia e tenta un bonario rimprovero. Propone il men\u00f9 per una parca cena, viene liquidata con un \u00abfa\u2019 ci\u00f2 che vuoi\u00bb. E via a parlare dei problemi che gli stanno a cuore.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">La lettura delle bozze \u00e8 terminata e noi continuiamo a parlare dei suoi lebbrosi, dei suoi bambini, di Gedovar, di Marituba, dell\u2019ospedale, la grande opera incompiuta che lo tormenta e lo impegna: \u00abNon pu\u00f2 una zona popolata da centomila disperati &#8211; diceva &#8211; restare senza ospedale! Non \u00e8 civile, va contro i pi\u00f9 elementari principi umani, porca miseria!\u00bb.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono le 18 e padre Aristide d\u00e0 l\u2019impressione di essersi totalmente ripreso. Lo spirito limpido e combattivo ha preso il sopravvento sul fisico che, a tratti, sembra ancora sofferente. \u00abPorta via quel sacchetto &#8211; mi dice &#8211; e domani vedi cosa c\u2019\u00e8 da fare\u00bb.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Entra suor Renata portando una minestrina saporita, un formaggino, una pera cotta e due mandarini. \u00c8 l\u2019occasione per una pausa e io ne sono quasi contrariato. \u00abNon ho fame\u00bb, taglia corto padre Aristide. Suor Renata non sa cosa dire. Intervengo io con tono amorevole e nel contempo deciso: \u00abPer favore, mi porti una scodella vuota e un piatto: divideremo tutto da buoni fratelli\u00bb. Accetta il compromesso, ci mettiamo seduti al piccolo tavolo, rimaniamo ancora soli e condividiamo, da fratelli, l\u2019ultima cena. Siamo felici: padre Aristide perch\u00e9 sa di farmi contento, e io perch\u00e9 penso che un po\u2019 di cibo gli possa giovare. Consumiamo la cena in religioso silenzio. Padre Aristide sembra gi\u00e0 in paradiso.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Entra l\u2019amico dottor Alessandro Parravicini e saluta con affetto monsignor Pirovano. Parliamo ancora un po\u2019 e facciamo progetti per l\u2019immediato futuro: il Brasile, Marituba, i suoi ragazzi, Gedovar, l\u2019ospedale. Sembra tutto a portata di mano perch\u00e9, come sempre, padre Aristide sa rendere efficace ogni concetto. L\u2019espressione chiara \u00e8 sempre stata il suo forte. Bella fatica, dico io: quando uno ha le idee chiare\u2026<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Verso le 19 entra padre Mozzato accompagnato dai confratelli: tutti tengono nelle mani un libricino e qualcuno porta delle ampolle contenenti l\u2019olio degli infermi.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSa, monsignore, permetta\u2026 noi vorremmo pregare con lei\u2026\u00bb.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDai, dai, smettila di girare attorno al problema &#8211; interrompe padre Aristide -; mettiamoci in raccoglimento per l\u2019estrema unzione che mi volete impartire\u00bb.\nLui seduto, noi tutti intorno. Sembra una scena evangelica. Non appare emozionato, ma si intuisce che \u00e8 fortemente preso dal sacramento che sta per ricevere: partecipa attivamente e si lascia ungere le mani e la fronte. \u00c8 risollevato, \u00e8 contento di aver avuto la grazia di vivere questi momenti con i confratelli, con i quali ha condiviso gioie e sofferenze durante la sua lunga vita di missionario. Io non so cosa dire; interrogo con gli occhi Alessandro e leggo sul suo volto sconforto. Questa volta non ce la far\u00e0, dobbiamo rassegnarci a perderlo!<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">I padri escono, se ne va pure il dottor Parravicini; sono le 20. Ritorna mia moglie Franca con Carla e tutte le attrezzature per la sua dialisi. Padre Aristide non vuole coricarsi, ha ancora molte cose da raccontare: a me pare che la dipartita sia ancora lontana. Franca \u00e8 felice e incomincia a programmare la settimana; il luned\u00ec successivo avrei dovuto recarmi a Brescia, di ritorno sarei passato di nuovo per un breve saluto.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Cerco di aiutare padre Aristide a mettersi coricato. Mi respinge con cortesia, ma con mano ferma: quelli mani cos\u00ec espressive e cos\u00ec forti che il male non \u00e8 riuscito a fiaccare, quegli occhi cos\u00ec dolci e profondi\u2026 non riuscir\u00f2 mai pi\u00f9 a dimenticarli. Si sistema nel letto; restiamo ancora un po\u2019, gli stringo le mani e lui restituisce l\u2019affetto. Mi trovo bene con lui\u2026 Sono ormai le 22 quando decidiamo di andarcene. Ci saremmo rivisti il giorno successivo&#8230; \u00abNon dimenticare il sacchetto\u00bb, mi dice. Poi, con le sue mani possenti, ci benedice. La sorella Carla avrebbe poi riferito di averlo visto tutta la notte seduto sul letto a leggere e a pregare.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Del mattino successivo abbiamo molte testimonianze. Ricordo l\u2019emozione e la gioia incredula di padre Mozzato, che avuto l\u2019onore di raccogliere gli ultimi pensieri di padre Aristide.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Io mi domando per quale motivo mi \u00e8 stata riservata la possibilit\u00e0 di trascorrere con lui tutto quel tempo\u2026 E per quale motivo ho trovato nel famoso sacchetto il testamento spirituale scritto di suo pugno?<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Padre Aristide, la ringrazio per la gioia che mi ha dato durante gli anni in cui ho avuto la fortuna di essere nel novero dei suoi amici.<\/p>\n\n<br>\n\n<p style=\"text-align: right;\"><b>Luigi Farina<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(tratto da Aristide Pirovano. Il vescovo dei due mondi)<\/p>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricordiamo il Presidente onorario della nostra Associazione, scomparso ieri a 80 anni, attraverso la testimonianza che rese sulle ultime ore trascorse insieme a padre Aristide prima della sua morte (3 febbraio 1997) Gioved\u00ec 30 gennaio avevo visitato padre Aristide ospite nell\u2019ala nuova della casa del Pime, a Rancio di Lecco: casa che lui stesso aveva fatto costruire nel periodo in cui &#8211; forzatamente &#8211; era stato chiamato in Italia, in qualit\u00e0 di Superiore generale dell\u2019Istituto. \u00abSai com\u2019\u00e8 &#8211; diceva -, anche i missionari ogni tanto hanno bisogno di ritemprare il fisico e di rafforzare lo spirito\u00bb. Il grande missionario aveva trovato accoglienza tra i compagni che avevano condiviso con lui la \u201cgrande illusione\u201d e che, riposando, attendevano in fiduciosa attesa il viaggio pi\u00f9 sognato. L\u2019atmosfera a Rancio \u00e8 tra le migliori. Monsignor Aristide Pirovano si trovava bene: raccontava, ascoltava, commentava, pregava, suggeriva, si preparava alla partenza pi\u00f9 importante con rigore, puntiglio, serenit\u00e0, fiducia e grande certezza. Padre Aristide era ed \u00e8 amato da tutti coloro che hanno avuto la fortuna di incontrarlo o di sentire parlare di lui. Tutti gli riconoscevano un grande carisma. Anche nel letto che lo vedeva morire giorno dopo giorno, i visitatori l\u2019hanno sempre amato, rispettato e ascoltato. Il corpo del grande missionario si indeboliva minato dal male incurabile, ma lo spirito era vivo e la mente alacre e presente. \u00c8 sempre stato un leader, lo sapeva e quasi ne soffriva\u2026 Accettava con umilt\u00e0 la scomoda posizione di chi doveva prendere decisioni anche per gli altri. Noi gli riconoscevamo questa grande dote e non finiremo di ringraziarlo per i suoi consigli chiari, illuminati ed equilibrati. Verso la fine di novembre avevamo fissato la data della partenza per Marituba: venerd\u00ec 31 gennaio, quindi il giorno dopo quella visita. \u00abVorr\u00e0 dire che ci andrai da solo\u00bb, mi disse al momento del consueto commiato, dopo aver letto una parte delle bozze che padre Piero Gheddo stava scrivendo a ricordo dei 50 anni di missione del Pime nella terra di Santa Croce. Padre Aristide faceva parte del trio che nel novembre del 1946 era partito per quelle terre. Domenica 2 febbraio: mi telefona l\u2019amica Enrica e mi comunica con animo triste il peggioramento dello stato di salute di padre Aristide. Mi sollecita a una visita che, per la verit\u00e0, non avevo programmato. Ne parlo con mia moglie Franca e decidiamo di recarci a Rancio nelle prime ore del pomeriggio; Carla e Lina, le sorelle, ci aspettano nella loro casa di via Mazzini per accompagnarci. Padre Aristide non sta bene, lo si vede subito, si capisce la sua sofferenza fisica. Eppure nessun lamento esce dalla sua bocca. Ci riconosce a mala pena, sembra assopito. Ci avviciniamo a turno e aspettiamo un cenno. Commovente \u00e8 l\u2019incontro e il colloquio con la sorella Lina; Carla decide di rimanere per la notte e le suore, sempre attente e disponibili, preparano il letto nella stanza accanto. 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Il corpo del grande missionario si indeboliva minato dal male incurabile, ma lo spirito era vivo e la mente alacre e presente. \u00c8 sempre stato un leader, lo sapeva e quasi ne soffriva\u2026 Accettava con umilt\u00e0 la scomoda posizione di chi doveva prendere decisioni anche per gli altri. Noi gli riconoscevamo questa grande dote e non finiremo di ringraziarlo per i suoi consigli chiari, illuminati ed equilibrati. Verso la fine di novembre avevamo fissato la data della partenza per Marituba: venerd\u00ec 31 gennaio, quindi il giorno dopo quella visita. \u00abVorr\u00e0 dire che ci andrai da solo\u00bb, mi disse al momento del consueto commiato, dopo aver letto una parte delle bozze che padre Piero Gheddo stava scrivendo a ricordo dei 50 anni di missione del Pime nella terra di Santa Croce. Padre Aristide faceva parte del trio che nel novembre del 1946 era partito per quelle terre. Domenica 2 febbraio: mi telefona l\u2019amica Enrica e mi comunica con animo triste il peggioramento dello stato di salute di padre Aristide. Mi sollecita a una visita che, per la verit\u00e0, non avevo programmato. Ne parlo con mia moglie Franca e decidiamo di recarci a Rancio nelle prime ore del pomeriggio; Carla e Lina, le sorelle, ci aspettano nella loro casa di via Mazzini per accompagnarci. Padre Aristide non sta bene, lo si vede subito, si capisce la sua sofferenza fisica. Eppure nessun lamento esce dalla sua bocca. Ci riconosce a mala pena, sembra assopito. Ci avviciniamo a turno e aspettiamo un cenno. Commovente \u00e8 l\u2019incontro e il colloquio con la sorella Lina; Carla decide di rimanere per la notte e le suore, sempre attente e disponibili, preparano il letto nella stanza accanto. 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Il grande missionario aveva trovato accoglienza tra i compagni che avevano condiviso con lui la \u201cgrande illusione\u201d e che, riposando, attendevano in fiduciosa attesa il viaggio pi\u00f9 sognato. L\u2019atmosfera a Rancio \u00e8 tra le migliori. Monsignor Aristide Pirovano si trovava bene: raccontava, ascoltava, commentava, pregava, suggeriva, si preparava alla partenza pi\u00f9 importante con rigore, puntiglio, serenit\u00e0, fiducia e grande certezza. Padre Aristide era ed \u00e8 amato da tutti coloro che hanno avuto la fortuna di incontrarlo o di sentire parlare di lui. Tutti gli riconoscevano un grande carisma. Anche nel letto che lo vedeva morire giorno dopo giorno, i visitatori l\u2019hanno sempre amato, rispettato e ascoltato. Il corpo del grande missionario si indeboliva minato dal male incurabile, ma lo spirito era vivo e la mente alacre e presente. \u00c8 sempre stato un leader, lo sapeva e quasi ne soffriva\u2026 Accettava con umilt\u00e0 la scomoda posizione di chi doveva prendere decisioni anche per gli altri. Noi gli riconoscevamo questa grande dote e non finiremo di ringraziarlo per i suoi consigli chiari, illuminati ed equilibrati. Verso la fine di novembre avevamo fissato la data della partenza per Marituba: venerd\u00ec 31 gennaio, quindi il giorno dopo quella visita. \u00abVorr\u00e0 dire che ci andrai da solo\u00bb, mi disse al momento del consueto commiato, dopo aver letto una parte delle bozze che padre Piero Gheddo stava scrivendo a ricordo dei 50 anni di missione del Pime nella terra di Santa Croce. Padre Aristide faceva parte del trio che nel novembre del 1946 era partito per quelle terre. Domenica 2 febbraio: mi telefona l\u2019amica Enrica e mi comunica con animo triste il peggioramento dello stato di salute di padre Aristide. Mi sollecita a una visita che, per la verit\u00e0, non avevo programmato. Ne parlo con mia moglie Franca e decidiamo di recarci a Rancio nelle prime ore del pomeriggio; Carla e Lina, le sorelle, ci aspettano nella loro casa di via Mazzini per accompagnarci. Padre Aristide non sta bene, lo si vede subito, si capisce la sua sofferenza fisica. Eppure nessun lamento esce dalla sua bocca. Ci riconosce a mala pena, sembra assopito. Ci avviciniamo a turno e aspettiamo un cenno. Commovente \u00e8 l\u2019incontro e il colloquio con la sorella Lina; Carla decide di rimanere per la notte e le suore, sempre attente e disponibili, preparano il letto nella stanza accanto. 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